Legionella in condominio, normativa e pratiche di prevenzione

La Legionella pneumophila, la specie più diffusa, fu identificata per la prima volta nel 1976. Da allora questo microrganismo è diventato un importante tema di interesse per la sanità pubblica, soprattutto per la sua capacità di provocare focolai epidemici in contesti in cui convivono o soggiornano temporaneamente molte persone, come nel caso dei condomìni.

Il batterio si sviluppa in modo ottimale in ambienti con temperature comprese tra 20°C e 45°C, con il picco di crescita intorno ai 35-37°C. Per questo motivo gli impianti idrici gestiti in modo inadeguato — come quelli di riscaldamento, climatizzazione o idromassaggio — possono diventare luoghi ideali per la sua proliferazione, come evidenziato nel volume Legionella e condomìni. A temperature superiori ai 50-55°C il batterio viene inattivato, mentre al di sotto dei 20°C entra in una fase di quiescenza.

Diversi studi hanno inoltre rilevato che la legionellosi presenta un andamento stagionale, con un numero maggiore di casi nei mesi estivi rispetto ad altre forme di polmonite. Il cambiamento climatico potrebbe influire sulle modalità di trasmissione, contribuendo a un aumento dell’incidenza della malattia. Estati più lunghe e più calde determinano infatti un innalzamento della temperatura dell’acqua (oltre i 25°C) in numerosi sistemi idrici, come le reti interne degli edifici, le fontane e gli impianti comunali di depurazione, con conseguente incremento del rischio di diffusione del batterio.

Come già indicato nelle Linee guida del 2015 sulla legionella — richiamate nel documento di Aqua Italia (Associazione costruttori trattamenti acque primarie) e Avr (Associazione italiana costruttori valvole e rubinetteria), federate Anima Confindustria, in collaborazione con Anaci (Associazione nazionale amministratori di condominio) e Ats Città Metropolitana di Milano — intitolato “Legionella e condomìni – Documento tecnico operativo per la gestione e prevenzione della legionellosi”, il primo passo consiste in un’accurata analisi degli impianti idrici e di climatizzazione. È necessario verificare che le temperature dell’acqua siano mantenute entro livelli sicuri e che negli impianti sia garantito un adeguato ricambio idrico.

L’edizione 2026 del volume include inoltre una serie di buone pratiche rivolte ai residenti, tra cui:

  • far scorrere l’acqua nei rubinetti poco utilizzati per 10-15 minuti alla settimana;
  • pulire e disinfettare rompigetto e soffioni della doccia ogni tre mesi;
  • controllare che la temperatura nei serbatoi dell’acqua calda sanitaria sia mantenuta almeno a 60°C.

Negli edifici, invece, le strategie di prevenzione e controllo prevedono interventi di tipo fisico, chimico e gestionale. Tra le principali raccomandazioni figurano il mantenimento dell’acqua calda a temperature superiori ai 50-55°C e il lavaggio periodico delle tubazioni per evitare ristagni. L’impiego di cloro o di altri disinfettanti può rappresentare un metodo complementare per eliminare il batterio. Tuttavia, l’uso di queste sostanze deve essere attentamente gestito per prevenire fenomeni di corrosione delle tubature o lo sviluppo di resistenze batteriche. Nel caso dei condomìni, le Linee guida sottolineano inoltre l’importanza di una corretta progettazione degli impianti, accompagnata da una manutenzione costante e da analisi periodiche dell’acqua.